UROLOGIA - NEOPLASIA PROSTATICA

AREA MEDICI

Trattamenti chirurgici

 

Prostatectomia radicale

Consiste nell’asportazione totale della prostata, delle vescicole seminali e, generalmente, dei linfonodi presenti nel bacino allo scopo di eliminare tutto il tumore. Si esegue con diverse tecniche:

- a cielo aperto: il chirurgo pratica un’incisione nell’addome oppure nell’area compresa tra scroto e ano (tecnica a cielo aperto). È un intervento complesso, che richiede buone capacità di recupero, e per questo si esegue di solito nei pazienti di età inferiore a 75 anni;

- per via laparoscopica: il chirurgo pratica alcune piccole incisioni nella parte inferiore dell’addome e attraverso queste introduce una videocamera e gli strumenti chirurgici necessari per asportare la prostata. Rispetto all’intervento a cielo aperto, dura più a lungo, ma i tempi di ricovero e di recupero sono più brevi. Gli effetti collaterali sono sostanzialmente gli stessi della chirurgia a cielo aperto. È praticata solo in alcuni centri;

Durante l’intervento di prostatectomia radicale il chirurgo solitamente asporta i linfonodi attorno alla prostata e nel bacino per verificare se vi sono presenti cellule tumorali.

 

Un intervento di questa portata può comportare conseguenze negative per il paziente sotto forma di danni alla funzione erettile e di incontinenza urinaria. Oggi, per ridurre soprattutto i problemi di disfunzione erettile, quando le caratteristiche del tumore lo permettano, il chirurgo può proporre la prostatectomia radicale nerve-sparing, che ha l’obiettivo di risparmiare i fasci nervosi che decorrono in prossimità della prostata, preservando, quindi, i nervi che controllano l’erezione e aumentando le probabilità di un buon recupero della funzione erettile dopo l’intervento.

Il tessuto asportato viene sempre esaminato dall’anatomo-patologo che stabilisce diversi parametri: il grading (ovvero l’aggressività della neoplasia), l’estensione del tumore, se i linfonodi sono stati coinvolti dal tumore, se l’intervento è stato radicale, ecc. Sulla base del referto dell’anatomo-patologo è possibile valutare la necessità di ulteriori terapie (radioterapia e/o ormonoterapia), utili a ottimizzare il risultato della chirurgia e ridurre al minimo il rischio che la malattia si ripresenti.

 

Dopo l'intervento

Dopo la prostatectomia radicale sarete sottoposti ad infusioni endovenose di liquidi e antibiotici. Per favorire la guarigione della ferita interna, è applicato un catetere vescicale che fa defluire l’urina in un apposito sacchetto. Se il chirurgo ha asportato anche i linfonodi è probabile che sia applicato anche un drenaggio addominale. L’evento più probabile che si verifica dopo l’intervento è la comporsa di un dolore moderato alla ferita, che si allevia con la somministrazione di farmaci antidolorifici.

La dimissione dall’ospedale avviene nel giro di sette-dieci giorni dopo l’intervento, salvo complicazioni. Se il catetere o il drenaggio sono ancora in sede vi saranno impartite le istruzioni per la manutenzione e le medicazioni da effettuare a casa.

 

Possibili effetti collaterali

Gli effetti collaterali più frequenti dopo la prostatectomia radicale sono la disfunzione erettile, l’assenza di eiaculazione e l’incontinenza urinaria.

 

La disfunzione erettile è un effetto collaterale abbastanza frequente causato dal ridotto afflusso di sangue al pene a seguito della compromissione di arterie e/o nervi. Il rischio che, durante l’intervento, i nervi che avvolgono la prostata e che controllano l’erezione siano danneggiati è elevato: anche un danno lieve, spesso inevitabile, può compromettere la funzione erettile, soprattutto nei pazienti anziani. Tale rischio, pur significativo, varia in funzione del singolo caso e, naturalmente, dell’età, divenendo maggiore dopo i 70 anni.

L’assenza di eiaculazione è una conseguenza inevitabile dell’intervento dovuta all’asportazione delle vescicole seminali che contengono il liquido seminale. Per tale motivo, se desiderate avere figli dopo l’intervento, potete prendere in considerazione la possibilità di depositare lo sperma presso una cosiddetta ‘banca del seme’.

 

I problemi di incontinenza urinaria dopo l’intervento sono meno frequenti e si manifestano per lo più con la perdita di urina all’aumento della pressione addominale, ad esempio in conseguenza di uno sforzo (sollevando pesi, tossendo, starnutendo, ecc). Nella maggior parte dei pazienti l’incontinenza compare dopo la rimozione del catetere, ma migliora gradualmente entro 6-12 mesi. Dopo questo periodo solo una minima parte dei pazienti deve fare ricorso agli assorbenti o all’applicazione di un catetere.

 

 

 

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